L’Hard Coro è una realtà sociale e musicale che dal 2000 vede interagire un gruppo variabile di (attualmente) trenta persone, assolutamente eterogeneo per formazione individuale, genere ed età (l’arco va dai 20 ai 70 anni).
Il repertorio è costituito da canti anarchici, socialisti, anticlericali e satirici della tradizione
sociale italiana e europea.
Funzione del canto sociale è l’aggregazione, la socialità, la condivisione di una pratica e di una visione del mondo, ed è proprio quest’aspetto che nel laboratorio è stato fin dall’inizio particolarmente curato, attraverso la condivisione e la convivialità, portando alla formazione di un vero e proprio gruppo corale, riconosciuto all’esterno e in cui i partecipanti si riconoscono. Non più partecipanti ad un laboratorio, ma “coristi” -come essi stessi amano definirsi- che, oltre ad essere coro, sono gruppo, grazie alla fitta rete di relazioni di scambio e amicali sono andate via, via costituendosi.
Questo processo include costantemente i nuovi arrivati che si aggiungono di volta in volta: il coro è infatti aperto, nel senso più pieno del termine. Aperto, perché è sempre possibile cominciare a parteciparvi. Aperto perché accoglie, senza limiti, persone di ogni capacità vocale, incoraggiando anche quelli che, timidamente, si autodefiniscono “stonati” e che, nella fusione delle voci, scoprono piano, piano che la loro voce si può armonizzare con le altre.
Il coro ha cantato con e per i partigiani dell’Anpi di Corticella, nei centri sociali, nei centri anziani, alla scuola di pace di Monte Sole e in molti altri luoghi di socialità. Recentemente, ha partecipato allo spettacolo teatrale e musicale Quante pietre ci vogliono a fare un ponte sulla memoria di Bologna e dell’Italia nell’immediato dopoguerra, a cura della S.P.M. Ivan Illich, commissionato dal Museo della Musica di Bologna, nell’ambito della rassegna “Bologna dei musei”.